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E' ANCORA IL TEMPO DI ANNA
(Dal suggerimento di una giovane amica)

Questi che sono fatti di regolare guerra
vedono me ed altre creature sbocciare.
Andiamo verso i quindici anni
e cresce il corpo si allunga lo sguardo.
Le strade intorno a noi son popolate
ma solo fino all'ora del "coprifuoco".
A scuola viene letto il bollettino delle battaglie
e si finge entusiasmo anche se è senza vittorie.
Quindi si impara a esaltare fuori il fascismo
e al nostro interno nella zona che conta,
si impara che gli uomini possono morire
anche senza la negativa vittoria dei violenti.
Solo perché serve usarli come quantità.
C'è in giro un nemico ora nell'ultimo anno
dell'occupazione del mio del nostro suolo.
Il suolo di Firenze che amo io non patriottica
di amore viscerale necessario distratto.
L'unico amore che può spiegare se stesso.
Il suolo che amiamo e che per estensione
ci conduce ad amare terre limitrofe estese.
Terre di lingua "una" innestata su codici
antichi e non caduchi di scambio dialettale.
Terre di lingua ironicamente dominante
perché dantesca perché emanante da poesia.
C'è in giro un nemico comune che veste
divisa e accessori di panno e di metallo forti.
Nazista viene chiamato o "esse-esse".
E altri militarmente dinoccolati con nappa
che servili lo portano a snidare i traditori.
Traditori di una visione che consiste
in un mondo costituito da assurde purezze.
Quelle di un popolo globale disinterrato.
Repubblichini i secondi sono chiamati.
E noi i più poveri assistiamo stupefatti
affaticati dall'oppressione e il cibo scarso.

MA ANCORA IO NON SO
NOI NON SAPPIAMO DI ANNA FRANK

Dentro al negozio di fornaio nella piazzetta
lei la Signora dai capelli mossi e raccolti
dolce negli occhi grandi e con labbra carnose
parla di suo marito condotto in Germania
e di altri parenti rapiti scomparsi e si sa
ma con indifferenza cordiale e timorosa
che quasi sempre si tratta di famiglie ebree.
Una bambina forte e bionda che mi assomiglia
ha vari fratelli ed insieme abbiamo giocato.
Non la vedremo non li vedremo più così
da un giorno all'altro e gli adulti ancora
maggiormente andranno mormorando
degli ebrei e della loro persecuzione.

MA ANCORA IO NON SO
NOI NON SAPPIAMO DI ANNA FRANK

E' lontano oramai quel dieci giugno del 1940
in cui l'Italia sfidò il mondo non nazifascista.
Viene l'estate del 1944 con l'entrata in città
dei partigiani che guerreggiano sull' Arno
e poi intorno al Mugnone due piccoli fiumi.
Ma il fischio delle pallottole a me vicino
e i morti hanno la stessa consistenza nera
di quelli conosciuti dalle grandi città dell'Europa.
Dell'Europa dell'est e di quella dell'ovest.
E passa ancora un anno e si arresta la guerra.
Vuoto di cittadini ebrei. Crisi di dignità.
Ragazze ora si danno per la sola cioccolata
ai cosiddetti soldati alleati e liberatori.
Donne si danno anche per amore attratte
dalla musica allegra e dall'odore di libertà.
Sono gelosa siam gelosi noi di questi tempi
che ai giovanissimi svelano gioco e tenzone.

D'estate a far dibattito nei giardini dei Circoli
fra laici cattolici azionisti e socialcomunisti
su come governare su come gestire convivenza.
Politica era questa e non e vero che fu odio.
Fu ansia grande ansia nel cuore dei più.
Per la storia come ora si è imparato a fare
questa passione conta e non la malizia dei meno.
Scivolò il tempo e avemmo scontri per l'ordine
così come avemmo veramente assurde censure
e il reggipetto di attrici sul manifesto fu coperto.
L'attività sindacale di sinistra quella trainante
fu punita con disinvolti e atroci licenziamenti.
Vinse la vita e ci assestammo su una certa
conciliazione partitica e una certa ricchezza
che fu solo liberazione dalla miseria diffusa.

COMINCIAMO A SAPERE DI ANNA FRANK

Assurgesti tu ragazzina a simbolo ma quale.
Tutto ciò che è vitale e incontaminato deve
la sua affermazione alla fortuna o al fato.
Chi invade spazio e tempo è mortale e corrotto.
Una sorta di grazia necessitante ti ha protetto
nel tuo lungo soffrire nel tuo breve passare
perché tu divenissi corrente e luce che guida.
Intanto qua nel nostro Paese posto verso sud
attraverso maligne strategie di cui mai
conosceremo gli artefici infernali sacerdotali
cominciava la rabbia sanguigna del brigatismo,
Di contro chi era in età da volontariato ribelle
visse la lunga lotta culturale del sessantotto.
Visse l'utopico autunno caldo del sessantanove.

SEMPRE PIÙ NOI SAPPIAMO DI ANNA FRANK

Anni ed anni fino all'estremo avvento tecnologico.
Fino allo sbiadirsi di qualunque odorante bandiera.
Fino al confondersi ambiguo di povertà e possesso.
Oh grande male la caduta di simili confini!
È fuoco che non brucia è terra che non profuma.
Acqua che non allaga o spenge ed aria infine
come se rifiutasse non vista i suoi componenti.
Infatti abbiamo la conquista del buco nell'ozono.

ORA CHIEDIAMO LA SALVEZZA A TE ANNA FRANK

È nata la presenza distruttiva del kamikaze.
È stata ammessa con cinismo dai Cesari attuali
la somiglianza il gemellaggio fra la guerra e la pace.
Noi siamo attoniti e fortemente ti pensiamo.
Bisogna d'ora in poi che siano resi silenziosi
il tuo ricordo e il tuo nome e tu lasciata nella
tua pietra mitica al sole al vento alla pioggia.
Tu sei per noi e rimani fonte e adolescenza.
Tu sei e rimani attesa senza tensione né fine.

ANNA È ANlMA

(Anno 2003 appare su "Dibattito democratico" di aprile 2005)

PARLA LA MIA AMICA ANTIGONE

Io a volte penso che tutto sia derivato
dalla tristezza e dalla gloria che il mio nome
da un tempo memore e lontano va significando.
Penso che in questi giorni decadenti inquieti
ci sia bisogno di nuove ardite femminili follie.
Ho un Fratello che sdegno e ribellione han distrutto.
Si è macchiato del sangue di famiglia in una lotta
che lo ha visto aggredire le alte Sedi del Paese.
Ha osato di eriger la giustizia fino al sacro
ha rischiato e perduto se stesso per passione.
Dignità umana e fedeltà nella parola data
per lui son divenuti unico senso al vivere.
“Proibito uccidere ed onta sul vendicatore".
Così si impose la condanna del Grande Funzionario
che rappresenta lo Stato e la sua Religione.
Io protestai a gran voce e lo derisi negando
la sua decisione nell' Aula del giudizio sui morti.
Per cui nelle peggiori carceri sono ora reclusa.
Perché Loro non frenano anziché alimentare
la condotta di bassa potenza di falsità irridente?
Perché intervengono quando solo e confuso
un giovane si immerge nella via della violenza?
Io non di fronte alla Chiesa ma alla Fede
li tengo responsabili di angosce e lo grido.
Ho una Sorella dolce che invita alla rinuncia.
Siamo progenie noi di un Uomo forte e fiero
segnato orribilmente da sventure e darò voce
ai vili che sanno solamente sempre tacere
o gridare in maniera scomposta senza rischio.
E neanche voglio solamente parlare ma fare.

È come spinta fossi da fiati che non presenti
non umani parlano d'altre misure d'altri sguardi
sul faticoso e avventuroso nostro passare.
Essendo donna mi è più facile il maledire
le condotte ambigue che imporne il mutamento.
Resterò qui e sapendo che voi contemporanei
non avreste il coraggio di portarmi alla morte
se il codice non offre precise prescrizioni
mi lascerò dico morire di fame o di veleno
o di vene recise per elevarmi sopra il tempo.

(Anno 1997. Da una lezione di “Novecento” -
Appare su l'antologia "Slanci e partecipazione" di Bastogi)

STOP ALLA ALIENAZIONE
(parafrasando "Stop alla guerra" di F.Brugnaro, con i versi "Non
abbiate paura che sia tardi")

Non abbiate paura che sia presto.
Non parlate mai più solamente
per convenzione e per decoro.
L 'indifferenza e il sospetto
si stanno inoculando ed invadono
i gesti dell'uomo
il suo pensare e sentire.

Non abbiate paura che sia presto.
L'esasperato culto del potere
sta regalando false libertà
compra ai mercati altamente manageriali
violenti e mascherati
le nostre potenzialità di vita.
L'analisi creativa nasce abortita.

Non abbiate paura che sia presto.
Sconfiggete la nuova pigrizia.
Solo un fare alienato si incontra
un asmatico vivere fra noi
e dichiarati esorcismi di morte.

Non abbiate paura che sia presto.
Date voce all'impulso dell'innocenza
ed entrate con nuda parola
con lo sguardo diretto
nei luoghi del gastigo del dolore
della sana ignoranza.

Firenze, maggio 1999

NOTIZIA:

Alberta Bigagli è nata a Sesto Fiorentino, vive a Firenze. Ha lavorato e
e fatto attività sindacale. Si è laureata come Psicopedagogista. Collabora
con varie riviste ed è presente in numerose antologie e su cataloghi di
pittura. È stata tradotta, soprattutto in spagnolo. Ha avuto premi e
riconoscimenti. Sue opere sono state catalogate alla Library of Congress
di Washington. Figura nel primo nucleo dell'associazione delle Scrittrici
Toscane voluta dall'Istituto Universitario di Italianistica di Firenze. Nel
1976, operando come volontaria presso l'Ospedale Psichiatrico di San
Salvi, ha ideato una ricerca di Linguaggio Espressivo che consiste in
incontri di gruppo con raccolta di voci attraverso il metodo "tu parli io
scrivo". Ha condotto tale ricerca presso sedi pubbliche e private. Fra le
sedi attuali, il Perseo Centroartivisive, l'associazione Fenacom e il
carcere di Prato. Sono nati e nascono "periodici artigianali",
pubblicazioni su rivista e i volumi: Armando e Marcella, a cura del C.LS.
Di Figline Valdarno; Dialoghi a Solliccianino, a cura dell' AICS di
Firenze; Olindo del Fuoco -Poesia dall'Ospedale Psichiatrico
Giudiziario di Montelupo, Edizioni Caffè Letterario Giubbe Rosse. Per
questa attività ha tenuto Incontri seminariali presso la cattedra di
Letteratura spagnola del dipartimento Universitario di Lingue Neolatine.
Il suo Archivio di Linguaggio Espressivo è stato accolto presso la
cattedra di Sociologia della Comunicazione di Firenze.
A iniziare dall'anno 1975 ha pubblicato i libri di poesia, in versi e in prosa:
L'amore e altro, Nuovedizioni Enrico Vallecchi, con prefazione di Carlo
Betocchi; L' Arca di Noè, Collana Gazebo; In mezzo al cerchio, Edizioni
Caratteri; Tre voci e una mano, Edizioni del Leone; Diamanti, Edizioni
Masso delle Fate; Agrodolci Novelle, Edizioni Polistampa; Paesaggio
mobile, Edizioni Tabula Fati; Dalla terra muovo, Book, editore.
Nel 2005 nasce il periodico "Voce Viva".