 |
Vi sono nei poeti delle ultime generazioni due atteggiamenti
distinti e pur complementari. Da un lato, chi racconta
sciogliendosi in una trama a ritmo ampio e cadenzato,
dall'altro chi costruisce un intreccio per brevi sezioni
e per frammenti. E in questa seconda modalità che
si iscrive, con un dettato originale e maturo, la poesia
di Chiara Guarducci. Si tratta, appunto, di Attraversamenti,
che qui sono rapidi, non lunghe transumanze da terra a
terra, da luogo del cuore ad altro.
La poesia esprime le necessità della nascita,
dell'inizio, trovate in un viaggio attraverso gli oggetti
e le spicciole intrusioni dell'esistente, mai da intendersi
come correlativi oggettivo mezzi di rimando simbolico,
al contrario posti come chiavi, in sé, della conoscenza.
|
Di
qui, da questa ricerca e rinvenimento di puntelli, di
punti di partenza, prende origine il continuo ricorso
formale ai deittici ( spaziali, in larga maggioranza rispetto
a quelli temporali) che danno una misura, una regola,
un vero e proprio indirizzo pedagogico. È un cammino
educativo, allora, rivolto alla presenza cara di un "tu"
che, poiché rivolto al sé e anche ad una
figura esterna, esprime appieno la dialettica dentro/fuori
che emerge nei testi e dà sostanza al movimento
della ricerca.
L 'approdo di questi attraversamenti, di questo rapido
ed illuminato (illuminante) circostanziarsi nelle cose,
non è tuttavia una chiave in minore, un' autoriduzione
dell’orizzonte della vita. Anzi; il taglio "di
traverso" alla vita,pur se sofferto, dà frutti
di pienezza, perché «quando si spacca è
una meraviglia», e ne emerge, perentoria «qualche
regola:[ ...l suona il campanello / la tromba, i piatti
/ canticchia», che è come dire che la poesia
di Chiara Guarducci vede, vede, spia la meraviglia dalla
fessura, la spia -attraverso - e la canta, suona il suono
del mondo e ce lo dona (R. I.) |
 |
| 
|
Clicca sui link sottostanti!
- da "Atelier"
- da "La
camera ardente"
Biobibliografia:
Chiara
Guarducci vive a Firenze dove studia letteratura italiana.
Il suo rapporto con la parola è prima di tutto
poetico ed è, infatti, dalla poesia e nella poesia
che arriva al teatro. Suoi versi sono apparsi sulla
rivista "Plurale" (1994) e la pubblicazione
della sua opera prima, Fino a dimenticare (Firenze,
Gazebo, 1999) è avvenuta in coincidenza con la
messa in scena della Sua prima pièce teatrale,
Lucifero, nell'ambito della "Rassegna dei giovani
autori" organizzata nel marzo del 1999 dal TEATRO
DELLA LIMONAIA di Sesto Fiorentino.
|
Attraverso la scelta di figure estreme nella loro funzione
simbolica come l'Angelo caduto, oggetto di proiezioni
e di ostracismi, totem e tabù della cultura occidentale,
l' Autrice esplora le potenzialità visive e sonore
della parola, affidando il testo ad una voce sola, inchiodata
e persa al centro della gabbia teatrale. La carogna,
presentata al pubblico nell'aprile 2000, prosegue questa
ricerca intorno ai simboli, guardandoli dalla parte
dei luoghi comuni, delle "frasi fatte" e reiterate
in cui quotidianamente precipita l'esperienza dell'amore
e dell'abbandono. La carne narrante è quella
della carogna, il resto vivissimo di una festa tradita,
la piaga che rimane aperta alla fine di una storia,
abbondante, generosa solitudine dannata a ripercorrere
la giostra dei suoi stessi segni Con sarcasmo ed incanto.
Conclude questa "trilogia" Camera ardente,
andata in Scena nel febbraio 2001 ed interpretata da
Silvia Guidi, attrice a cui la Guarducci si sente legata
dalla medesima urgenza artistica: scrivere i lampi,
gli umori della mente, entrare nel magma: «A noi
interessano i 'mostri', cioè coloro che 'mostrano':
più che personaggi cose viventi, masse di energia,
onnipotenza infantile e abbandono». Lucifero caduto
in disgrazia era ancora tutto sporco di cielo, la carogna,
avanzo dolorante di una storia d'amore, era carne viva,
scossa da gioia e angosce, da una fame di vita che la
sfiniva. Con Camera ardente nasce il morto, l'ultima
creatura, quella che ha più bisogno di amore.
La camera ardente è un letto di- sfatto, un rigirarsi
dentro visioni, cantilene, stati tra la veglia e il
sonno.
Il congedo è difficile, il morto è terrorizzato,
rivuole tutto indietro, deve superare l'orrore della
scena madre, questo vedersi sdraiato in un luogo squallido
coi fiori, lasciato n. Per questo sogna, magari balla
o vola, magari fa festa, chissà come avverrà
la sua scomparsa.
|
|