 |
Con questa nuova opera Ivo Guasti continua il suo "gioco
della mente", già evidenziato dal titolo di
testo del 1983. Ora, nella mente, entrano in gioco le
"eleganze", ripetute di poesia in poesia come
motivo ricorrente (" di mente gioco per la mia coscienza
/ vuoI dir rincorrere eleganze") di campaniana memoria:
"O poesia tu più non tornerai / Eleganza eleganza
/ Arco teso della bellezza".
Nasce così un poemetto che è anche una partitura
musicale sotto l'insegna dell'uccello lira ("smaglianti
piume in eleganza / uccello lira mi chiamò dal
sonno"), anticipato nell'esergo della citazione rilkiana
("solo chi già in alto levò la lira")
e che r s'impone anche visivamente come solare chiave
musicale.
|
Qui
la partitura inizia con un crescendo di epigrammi dai
versi sempre più lunghi per estendersi gradualmente
oltre l'esametro in una ricerca di soluzione fra finito
e infinito con cui un "lirismo quasi onirico"
affidato all'inventiva del canto. La musica del verso
è una costante del poeta fino dalla prima opera
de11960, La mia terra, richiamata decisamente come punto
di riferimento dal verso che apre il libro ("della
terra il canto mi svegliò un giorno") dove,
inequivocabilmente, l'individuazione del canto e del risveglio
è affidato alla terra medesima.
Questa sua "scrittura continui' determina l' acquisizione
di un plafond stilematico in cui si estrinsecano "esterni",
"incontri", "paesaggi interiori",
"fraseggi d'ambiente" che muovono fra narrativo
e profetico e sono stati oggetto della ricomposizione
dell'opera precedente, Il ballo della parola. La comprensione
del blu, ponderosa rivisitazione dell'intero percorso
umano e culturale guastiano.
Con Eleganze il poeta elegge a misura numerologica il
sette (ogni poesia è composta da sette versi) per
indicare un’analogia con il mito della creazione,
ma anche col ciclo vitale che -all'interno delle quattro
età - rinnova la vita dell'uomo di sette anni in
sette anni.
In quest'opera circola un'aria nuova, neorinascimentale,
tesa ad esprimere la parte più estrosa che caratterizza
l'utopia concreta propria di tutta la poesia guastiana.
Cioè l'ossimoro che lega l'utopia con la concretezza
si realizza qui più con l'appagamento (la concretezza)
che con il desiderio (l'utopia) ed in questo senso si
parla di conseguito esito neorinascimentale, tanto da
mettere l'eleganza al centro del discorso, del gioco della
mente. |
 |
|
In questa "liberazione" il poeta muove la
penna per registrare un mondo di soglia, che va dalle
sensazioni alle emozioni, dai sentimenti ai pensieri,
dalle immagini a più alta fantasia e costruisce
un testo fortemente pensato e, nello stesso tempo, affidato
al calor bianco di una scrittura emozionata.
È la scrittura del “nocchiero” che
fino dall'inizio muove stoicarnente verso spazi di luce.
L'utopia si avvera se la parola elegante la manifesta.
Dunque, anche a livello filologico la scelta del tema
è neorinascimentale. Una curiosità: Aldo
Manuzio (il giovane) nel 1570 pubblicò un'opera
dal titolo Eleganze -insieme con la copia della lingua
toscana: utilissime al comporre nell'una e nell'altra
lingua. L'eleganza della lingua per una pienezza di
segno e di senso ha dunque radici evidenti.
Se si aggiunge che Guasti è un editor ed intende
estendere le eleganze anche alla parte tipografica-editoriale
(artigianale) ecco che il nesso per un nuovo umanesimo
si conferma anche nelle cose, nello stesso costruire.
Ed è su questo fondamento etico-storico che si
pone la base "concreta" di una singolare pluralità
o di una plurale singolarità, di un noi dove
il poeta umanisticamente non rinuncia a se stesso ma
si tonifica interpretando il mondo con l'ottimismo della
volontà, timone più forte di qualsiasi
, "arrabbiato mare" verso un'utopia quotidianamente
incarnata nell'uomo e nel suo divenire accompagnato
dallo stupore del mondo.
Ma le "eleganze", per il poeta, sono esercizio
da sempre che gli ha permesso di offrire di se stesso,
anche in opere passate, un'immagine durevole. Ed è
da una di queste opere che mi piace chiudere questa
nota citando un autoritratto guastiano di grande evidenza.
Guasti insiste fino dall'inizio, come poeta civile,
nel dirsi e dirci che la "maturità"
è una conquista possibile se riusciamo ad amare
questo "impari" giardino della creazione dove
l'uomo ha il compito di vincere una sfida prometeica
anche attraverso la parola.
Franco Manescalchi
|
 |
NOTA:
Ivo Guasti è nato a Barberino di Mugello (Firenze)
ne11933. Si interessa di iniziative culturali, di grafica
e di pubblicazione
di libri. Ha collaborato a riviste, pubblicandovi le sue
poesie e i suoi aforismi e fra queste sono da ricordare,
soprattutto: “Il Contemporaneo” “Quartiere”,
“Punto d'incontro”, “Stazione di Posta”.
I suoi libri di poesia sono: La mia terra, Fantasia come
ostina- ! zione, Il carico dei giorni, Paradigma, Senza
epilogo, Ettore, Apologo, Il guscio di farfalla, Il governo
ai poeti, Ed io che parlo con la stella Sirio, Il gioco
della mente, I giorni a venire, Prima del diluvio, Le
stravaganze di Socrate, Arriveremo un giorno nella città
di Saphlis, La rosa e il tempo, La meravigliosa regola
della viola, La 'ùce nel cuore, L 'usignolo l'albero
l'incanto, Il cavallo di Leonardo, Elogio del mirto, Il
ballo della parola la comprensione del blu.
Gli altri libri pubblicati sono: La Barriera, canti popolari
toscani del mondo contadino, dal quale è stato
tratto uno spettacolo dal titolo omonimo; La veglia lunga,
canti contadini e del movimento popolare toscano; Lumina,
memorie, massime e canti popolari del mondo contadino
toscano e Il prato azzurro, immaginario, cantato, saggezza
nella tradizione popolare del Mugello e della Val di Sieve
e di alcuni luoghi intorno a Firenze. |
Anche
da questo ultimo libro è stato tratto uno spettacolo
dallo stesso titolo.
Ivo Guasti è incluso in antologie di poesia contemporanea
e menzionato in storie della nostra letteratura.
Clicca QUI
per leggere alcune sue opere |
|