Confrontandola col mottetto di Montale Addii, fischi
nel buio... si può invece notare come qui la
breve struttura sia dilatata dagli enjambement e dalla
aggettivazione ossimorica (“orrida e fedele cadenza”).
Montale afferma: “se per poesia pura si intende
quella di estrazione mallarmeiana io non appartengo
a quella corrente”. Infatti alla analogia preferisce
l’allegoria, l’emblema, il discorso a chiave,
segnando la morte della metafisica simbolista, soprattutto
nell’ultima produzione, di fronte alla mercificazione
ed alla massificazione contemporanee: “Forse gli
automi hanno ragione. Come appaiono dai corridoi, murati!
“ (da Addii).
Contini afferma che la difficoltà a far riassorbire
Montale nell’ Ermetismo deriva dal fatto che in
lui: 1) la sensazione non è un primum come in
Baudelaire, 2) la categoria del ricordo è insufficiente,
3) c’è una interdipendenza di poesia e
non poesia, 4) quando c’è l’analogia
non è il contatto da cui scocca la scintilla
poetica, in quanto il primum è sempre il significato
e non il significante.
Nella Bufera si ha addirittura sovrapposizione allegorica.
Per Montale la poesia è un compromesso fra “suono
e significato”, cosa che è stata dimenticata
dalla poesia pura. Il decadentismo comprende per M.
“anche la poesia che attraverso l’approfondimento
dei valori musicali tenta di giustificare … quelle
parti grigie, quel tessuto connettivo, quel cemento
strutturale razionale che i poeti puri respingono”
(1946). La sua si potrebbe definire poesia impura, che
assume un atteggiamento criticamente attivo di fronte
alla situazione storica e alla tradizione letteraria.
L’asse di Montale è quello di Pascoli –
Corazzini (“io non sono un poeta”) –
Gozzano, alla cui distensione narrativa oppone però
un discorso per illuminazioni distinte, con una sintassi
basata sulla designazione ellittica: parole –
occasioni – oggetti; attraverso l’emblema
esce dall’esperienza crepuscolare e simbolista
(Saggio “Gozzano dopo trent’anni”).
Del resto il punto di partenza era stato per lui l’espressionismo
ligure: Ceccardi, Rebora e Vociani (poesia = etica)
ed un linguaggio che coglie la dimensione simbolica
nel paesaggio ligure, pietroso, luogo di conoscenza
negativa.
La crisi del concetto di realtà è tradotta
in lingua attraverso la allegorizzazione, es.nella poesia
Arsenio, chiave del passaggio da Ossi a Occasioni, che
rappresenta lo scacco del tentativo di fuggire dalla
prigionia. Uso, inoltre, dell’ “aenigma”,
un procedimento di doppia denotazione, diverso dalla
analogia post-simbolista, in cui le distanze fra due
elementi vengono annullate dalla parola rivelatrice.
L’allegoria e il concetto di “balbuzie”
rimarranno costanti fino all’ultima poesia: Diario
del ‘71 (La lingua di Dio).
“Certo meglio che nulla siamo / noi fermi alla
balbuzie. E guai se un giorno / le voci si sciogliessero.
Il linguaggio / sia il nulla o non lo sia / ha le sue
astuzie”.
Si chiude così il ciclo rispetto a Non chiederci
la parola.
Un motivo centrale di Le occasioni (‘28 - ‘39)
è la donna, essere umano e angelicale (Dante).
Compare anche la storia, attraverso personaggi come
Dora Markus o Gerti, figure tormentate, forse ebree
costrette all’esilio. L’ambiguità
è costante in quanto la pretesa verità
è già tutta nel testo: la poesia di M.
non è autobiografica ( non serve a nulla identificare
questa o quella donna perché nella mia poesia
il Tu è istituzionale afferma in una lettera
a Silvio Guarnieri). Nei Mottetti compare il senhal
di Clizia, che si rivelerà ne La bufera, mediatrice
e visiting angel (Marchese) fra un mondo estraneo ed
un sovramondo enigmatico.
Vi sono due campi semantici: la luce della donna ed
il buio e fuoco esterni (storia, guerra). In La Bufera
e Altro (‘40 - ‘ 54) si ha uno sviluppo
della religiosità montaliana e della missione
soterica della donna, che deve incontrarsi con la morte
per portare salvezza: si veda la poesia Iride perché
l’opera sua (che nella tua / si trasforma) dev’esser
continuata . Interessante il passaggio dalle prime negazioni
alla convinzione della impossibilità di trovare
delle spiegazioni: anche i simboli religiosi sono correlativi.
Dal il filo di pietà a cui si abbeverano i porcospini
di Notizie dall’Amiata ( Le Occasioni ) alla problematicità
degli ultimi versi di La primavera hitleriana alla polisemia
di Il sogno del prigioniero : ( L’attesa è
lunga / il mio sogno di te non è finito), fino
al rifiuto di ogni ideologia in Piccolo testamento (non
è lume di chiesa o d’officina / che alimenti
/ chierico rosso, o nero. Da questo pessimismo critico
leopardiano, che ha valore costruttivo, non si allontanerà
più : da Diario del ‘71 , Il positivo:
Se qualcosa ci resta, appena un si/diciamolo, anche
se con occhi chiusi
Tale atteggiamento si può contrapporre allo sperimentalismo
anche contenutisticamente negativo di tanti scritti
contemporanei, ma anche al buonismo letterario.
Satura e l’ultimo Montale- La situazione storica
dopo la liberazione è un “ossimoro permanente”,
(es. “morte che vive” in Notizie dall’Amiata),
a cui Montale oppone ancora la sua “balbuzie”.
In questa pessimistica lettura della storia, la gnoseologia
è tornata ad essere quella dell’iniziale
Non chiederci la parola. Così in Diario del ‘71
e del ‘72. Quaderno di 4 anni (1977) e altri versi,
Diario postumo 1991 e ‘96.
Crolla l’etica laica della tradizione borghese,
nel consumismo degli oggetti-rifiuto travolti dalle
acque. Montale rifiuta lo spreco e la mercificazione
delle parole. La nuova realtà della tecnica e
dell’automatismo richiede una risposta immediata,
una riflessione morale e psicologica in stile “comico”
o diaristico (come la poesia per Mosca).
L’ironia nasce dal fatto che nostro tempo non
può promettere niente, occorre solo puntare sulla
coscienza, “stare fermi” ed attendere, ma
senza disperazione con umana pietà. “essere
vivi e basta / non è impresa da poco” (Il
trionfo della spazzatura). Dopo questo excursus vorrei
puntualizzare, appunto secondo una linea “oggettiva”(Luti)
il senso del correlativo ed il rapporto con Eliot. Sia
E. che M. hanno una poesia “inguaribilmente semantica”.
Montale afferma che dopo Baudelaire (poeta prediletto
da E.) la poesia aveva “tagliato tutti i ponti
con l’intelletto”. Respingono l’arte
di Mallarmé e dello orfismo estetizzante. La
poetica simbolista mirava ad un meta-linguaggio: allora
Eliot ricorre alla teoria del “correlativo oggettivo”,
per cui il poeta comunica con il lettore non direttamente,
bensì creando degli “objective correlatives”:
invece di raccontare ciò che sente e pensa, mostra
oggetti o insiemi di oggetti associati a determinate
esperienze, giungendo a versi densi, energici ed oscuri,
specialmente nei Four Quartets.
Montale si esprime attraverso gli oggetti già
nelle elencazioni ellittiche degli Ossi: espressione
del leopardiano male di vivere sono il ciottolo roso
espulso dalla fiumana del vivere (Eliot: simboli della
roccia e dell’acqua in What the thunder said)
come i cocci di Meriggiare; ma è con Le occasioni,
nella dedica del 1946, che Montale chiarisce che col
correlativo il poeta esprime “la passione diventata
cosa”, “l’oggetto tacendo l’occasione
spinta”. In tal modo si rompe l’autonomia
egocentrica del soggetto, affidando a testimonianze
oggettive l’intuizione dell’inganno del
mondo come rappresentazione.
Montale afferma però che in Eliot il traslato
è più intenzionale, mentre in lui avviene
“inconsapevolmente”; dall’immagine
reale fiorisce una ricchezza simbolica, come dall’immagine
della donna, correlata col piumino della cipria, colla
cappelliera, cogli amuleti significanti della sua esistenza,
fino alla vera e propria allegoria, colla trasformazione
della donna stessa (Clizia) in angelo.
Col correlativo esce dalla esperienza crepuscolare e
simbolista in quanto l’evento diviene oggetto,
da Vecchi versi (Le Occasioni): e fu per sempre / con
le cose che chiudono in un giro / sicuro come il giorno.
La metrica di Montale è condizionata sempre da
una decisione semantica, fino alla gnomica dell’ultima
poesia. Per esempio le giunture sintattiche di L’anguilla,
con ricupero degli endecasillabi e dei settenari significano
anche il ricupero della tradizione, in una poesia impura
in cui il significato condiziona il ritmo.
Negli Ossi c’è concretezza, termini precisi
e insieme rari; sensazioni espresse con verbi di movimento.
Uso di prefissi e suffissi per formare neologismi tipo:
infoltarsi, dispiumare, lameggiare, sfrigolio.
Dalla energia degli Ossi passa ad una poetica più
metafisica in Le Occasioni, con cui maggiormente si
avvicina al clima ermetico, contrapponendo alla indecenza
del Fascismo un linguaggio aristocratico.
Riguardo alla rima, in Satura Montale afferma che “Il
poeta decente le allontana / le nasconde, bara, tenta
/ il contrabbando”. Lo sprung – rhytm (altro
riferimento Eliotiano), ritmo molleggiato, con monosillabi,
elisioni, cesure corrisponde ad una volontà non
rassegnata.
La sintassi alterna poesie brevi a struttura chiusa,
tipo Meriggiare o i Mottetti, oppure lunghe a struttura
aperta, come L’anguilla. Prevale la subordinazione,
con proposizioni. ipotetiche: “Forse…”.
Anche qui si può fare un parallelo collo “stream
of consciousness” di Eliot.
Riguardo al lessico è il più ricco e plurilinguistico
che si possa trovare nel ‘900: parole rare, dialettismi,
(arremba, muraglia, anche lombardismi nel linguaggio
comune di Satura). Terminologia musicale (in Corno inglese:
farandola; furlana). Anglismi (Eastbourne) ed anche
ironiche creazioni personali (hellish fly = Mosca).
Montale è indubbiamente ricco di echi letterari
fortemente personalizzati, per es. da Dante riprende
il linguaggio dell’Inferno in rapporto alla guerra.
Termini aspri (sterpi, petraia), ma anche espressioni
tipo: “lago del cuore” “d’orror
la testa cinta”;da Pascoli la precisione positivistica
della nominazione; da D’annunzio la metrica e
preziosismi come “scaglie di mare”.
La poesia pura e Montale - Alla base di tutte le poetiche
del ‘900 c’è un irrazionalismo esistenziale,
che può diventare una chiusura anche formale,
come nel classicismo di Cardarelli, oppure parola che
dal piano logico passa a quello evocativo. L’analogia
come rivelazione metafisica è così chiarita
da Ungaretti:
“Il poeta d’oggi cercherà di mettere
a contatto immagini lontane, senza filo” “
…trapassi bruschi dalla realtà al sogno,
uso ambiguo di parole… trasporto inopinato dal
soggetto all’oggetto” … “io
ho da dare questo: come posso farlo con il numero minore
di parole, anzi con quell’unica parola che lo
esprima nel modo più completo possibile?”gli
elementi caratteristici prima del simbolismo, poi dell’ermetismo
Si tratta di trovare “l’approssimazione
meno precisa” alla verità assoluta (Luperini
e del surrealismo:assenza dell’articolo, uso vago
del plurale per il singolare, presenza dell’astratto,
sintassi nominale, accostamenti arditi di aggettivo
e sostantivo, si riscontrano parzialmente in Montale,
per esempio la sintassi nominale, che diviene elencazione
ellittica.
Le analogie dell’allegria sono talvolta espressionistiche:
corolla di tenebre, È il mio cuore il paese più
straziato, con una identificazione analogica; oppure,
con una giustapposizione: “morte arido fiume”.
La poesia Bosco Cappuccio è tutta basata sulla
metafora trasposizione dal bosco al caffè. L’isola
è forse la trasposizione analogica, con l’ambiguità
tipica di tutta la poesia contemporanea, del vagabondare
del poeta da Roma a Tivoli.
Una metafora assoluta è la poesia Soldati, in
cui l’espressione “si sta / come d’autunno
/ sugli alberi / le foglie “ è una similitudine
circolare col massimo di frantumazione e compressione
strofica.
Confrontandola col mottetto di Montale Addii, fischi
nel buio... si può invece notare come qui la
breve struttura sia dilatata dagli enjambement e dalla
aggettivazione ossimorica (“orrida e fedele cadenza”).
Montale afferma: “se per poesia pura si intende
quella di estrazione mallarmeiana io non appartengo
a quella corrente”. Infatti alla analogia preferisce
l’allegoria, l’emblema, il discorso a chiave,
segnando la morte della metafisica simbolista, soprattutto
nell’ultima produzione, di fronte alla mercificazione
ed alla massificazione contemporanee: “Forse gli
automi hanno ragione. Come appaiono dai corridoi, murati!
“ (da Addii).
Contini afferma che la difficoltà a far riassorbire
Montale nell’ Ermetismo deriva dal fatto che in
lui: 1) la sensazione non è un primum come in
Baudelaire, 2) la categoria del ricordo è insufficiente,
3) c’è una interdipendenza di poesia e
non poesia, 4) quando c’è l’analogia
non è il contatto da cui scocca la scintilla
poetica, in quanto il primum è sempre il significato
e non il significante.
Nella Bufera si ha addirittura sovrapposizione allegorica.
Per Montale la poesia è un compromesso fra “suono
e significato”, cosa che è stata dimenticata
dalla poesia pura. Il decadentismo comprende per M.
“anche la poesia che attraverso l’approfondimento
dei valori musicali tenta di giustificare … quelle
parti grigie, quel tessuto connettivo, quel cemento
strutturale razionale che i poeti puri respingono”
(1946). La sua si potrebbe definire poesia impura, che
assume un atteggiamento criticamente attivo di fronte
alla situazione storica e alla tradizione letteraria.
L’asse di Montale è quello di Pascoli –
Corazzini (“io non sono un poeta”) –
Gozzano, alla cui distensione narrativa oppone però
un discorso per illuminazioni distinte, con una sintassi
basata sulla designazione ellittica: parole –
occasioni – oggetti; attraverso l’emblema
esce dall’esperienza crepuscolare e simbolista
(Saggio “Gozzano dopo trent’anni”).
Del resto il punto di partenza era stato per lui l’espressionismo
ligure: Ceccardi, Rebora e Vociani (poesia = etica)
ed un linguaggio che coglie la dimensione simbolica
nel paesaggio ligure, pietroso, luogo di conoscenza
negativa.
La crisi del concetto di realtà è tradotta
in lingua attraverso la allegorizzazione, es.nella poesia
Arsenio, chiave del passaggio da Ossi a Occasioni, che
rappresenta lo scacco del tentativo di fuggire dalla
prigionia. Uso, inoltre, dell’ “aenigma”,
un procedimento di doppia denotazione, diverso dalla
analogia post-simbolista, in cui le distanze fra due
elementi vengono annullate dalla parola rivelatrice.
L’allegoria e il concetto di “balbuzie”
rimarranno costanti fino all’ultima poesia: Diario
del ‘71 (La lingua di Dio).
“Certo meglio che nulla siamo / noi fermi alla
balbuzie. E guai se un giorno / le voci si sciogliessero.
Il linguaggio / sia il nulla o non lo sia / ha le sue
astuzie”.
Si chiude così il ciclo rispetto a Non chiederci
la parola.
Un motivo centrale di Le occasioni (‘28 - ‘39)
è la donna, essere umano e angelicale (Dante).
Compare anche la storia, attraverso personaggi come
Dora Markus o Gerti, figure tormentate, forse ebree
costrette all’esilio. L’ambiguità
è costante in quanto la pretesa verità
è già tutta nel testo: la poesia di M.
non è autobiografica ( non serve a nulla identificare
questa o quella donna perché nella mia poesia
il Tu è istituzionale afferma in una lettera
a Silvio Guarnieri). Nei Mottetti compare il senhal
di Clizia, che si rivelerà ne La bufera, mediatrice
e visiting angel (Marchese) fra un mondo estraneo ed
un sovramondo enigmatico.
Vi sono due campi semantici: la luce della donna ed
il buio e fuoco esterni (storia, guerra). In La Bufera
e Altro (‘40 - ‘ 54) si ha uno sviluppo
della religiosità montaliana e della missione
soterica della donna, che deve incontrarsi con la morte
per portare salvezza: si veda la poesia Iride perché
l’opera sua (che nella tua / si trasforma) dev’esser
continuata . Interessante il passaggio dalle prime negazioni
alla convinzione della impossibilità di trovare
delle spiegazioni: anche i simboli religiosi sono correlativi.
Dal il filo di pietà a cui si abbeverano i porcospini
di Notizie dall’Amiata ( Le Occasioni ) alla problematicità
degli ultimi versi di La primavera hitleriana alla polisemia
di Il sogno del prigioniero : ( L’attesa è
lunga / il mio sogno di te non è finito), fino
al rifiuto di ogni ideologia in Piccolo testamento (non
è lume di chiesa o d’officina / che alimenti
/ chierico rosso, o nero. Da questo pessimismo critico
leopardiano, che ha valore costruttivo, non si allontanerà
più : da Diario del ‘71 , Il positivo:
Se qualcosa ci resta, appena un si/diciamolo, anche
se con occhi chiusi
Tale atteggiamento si può contrapporre allo sperimentalismo
anche contenutisticamente negativo di tanti scritti
contemporanei, ma anche al buonismo letterario.
Satura e l’ultimo Montale- La situazione storica
dopo la liberazione è un “ossimoro permanente”,
(es. “morte che vive” in Notizie dall’Amiata),
a cui Montale oppone ancora la sua “balbuzie”.
In questa pessimistica lettura della storia, la gnoseologia
è tornata ad essere quella dell’iniziale
Non chiederci la parola. Così in Diario del ‘71
e del ‘72. Quaderno di 4 anni (1977) e altri versi,
Diario postumo 1991 e ‘96.
Crolla l’etica laica della tradizione borghese,
nel consumismo degli oggetti-rifiuto travolti dalle
acque. Montale rifiuta lo spreco e la mercificazione
delle parole. La nuova realtà della tecnica e
dell’automatismo richiede una risposta immediata,
una riflessione morale e psicologica in stile “comico”
o diaristico (come la poesia per Mosca).
L’ironia nasce dal fatto che nostro tempo non
può promettere niente, occorre solo puntare sulla
coscienza, “stare fermi” ed attendere, ma
senza disperazione con umana pietà. “essere
vivi e basta / non è impresa da poco” (Il
trionfo della spazzatura). Dopo questo excursus vorrei
puntualizzare, appunto secondo una linea “oggettiva”(Luti)
il senso del correlativo ed il rapporto con Eliot. Sia
E. che M. hanno una poesia “inguaribilmente semantica”.
Montale afferma che dopo Baudelaire (poeta prediletto
da E.) la poesia aveva “tagliato tutti i ponti
con l’intelletto”. Respingono l’arte
di Mallarmé e dello orfismo estetizzante. La
poetica simbolista mirava ad un meta-linguaggio: allora
Eliot ricorre alla teoria del “correlativo oggettivo”,
per cui il poeta comunica con il lettore non direttamente,
bensì creando degli “objective correlatives”:
invece di raccontare ciò che sente e pensa, mostra
oggetti o insiemi di oggetti associati a determinate
esperienze, giungendo a versi densi, energici ed oscuri,
specialmente nei Four Quartets.
Montale si esprime attraverso gli oggetti già
nelle elencazioni ellittiche degli Ossi: espressione
del leopardiano male di vivere sono il ciottolo roso
espulso dalla fiumana del vivere (Eliot: simboli della
roccia e dell’acqua in What the thunder said)
come i cocci di Meriggiare; ma è con Le occasioni,
nella dedica del 1946, che Montale chiarisce che col
correlativo il poeta esprime “la passione diventata
cosa”, “l’oggetto tacendo l’occasione
spinta”. In tal modo si rompe l’autonomia
egocentrica del soggetto, affidando a testimonianze
oggettive l’intuizione dell’inganno del
mondo come rappresentazione.
Montale afferma però che in Eliot il traslato
è più intenzionale, mentre in lui avviene
“inconsapevolmente”; dall’immagine
reale fiorisce una ricchezza simbolica, come dall’immagine
della donna, correlata col piumino della cipria, colla
cappelliera, cogli amuleti significanti della sua esistenza,
fino alla vera e propria allegoria, colla trasformazione
della donna stessa (Clizia) in angelo.
Col correlativo esce dalla esperienza crepuscolare e
simbolista in quanto l’evento diviene oggetto,
da Vecchi versi (Le Occasioni): e fu per sempre / con
le cose che chiudono in un giro / sicuro come il giorno.
La metrica di Montale è condizionata sempre da
una decisione semantica, fino alla gnomica dell’ultima
poesia. Per esempio le giunture sintattiche di L’anguilla,
con ricupero degli endecasillabi e dei settenari significano
anche il ricupero della tradizione, in una poesia impura
in cui il significato condiziona il ritmo.
Negli Ossi c’è concretezza, termini precisi
e insieme rari; sensazioni espresse con verbi di movimento.
Uso di prefissi e suffissi per formare neologismi tipo:
infoltarsi, dispiumare, lameggiare, sfrigolio.
Dalla energia degli Ossi passa ad una poetica più
metafisica in Le Occasioni, con cui maggiormente si
avvicina al clima ermetico, contrapponendo alla indecenza
del Fascismo un linguaggio aristocratico.
Riguardo alla rima, in Satura Montale afferma che “Il
poeta decente le allontana / le nasconde, bara, tenta
/ il contrabbando”. Lo sprung – rhytm (altro
riferimento Eliotiano), ritmo molleggiato, con monosillabi,
elisioni, cesure corrisponde ad una volontà non
rassegnata.
La sintassi alterna poesie brevi a struttura chiusa,
tipo Meriggiare o i Mottetti, oppure lunghe a struttura
aperta, come L’anguilla. Prevale la subordinazione,
con proposizioni. ipotetiche: “Forse…”.
Anche qui si può fare un parallelo collo “stream
of consciousness” di Eliot.
Riguardo al lessico è il più ricco e plurilinguistico
che si possa trovare nel ‘900: parole rare, dialettismi,
(arremba, muraglia, anche lombardismi nel linguaggio
comune di Satura). Terminologia musicale (in Corno inglese:
farandola; furlana). Anglismi (Eastbourne) ed anche
ironiche creazioni personali (hellish fly = Mosca).
Montale è indubbiamente ricco di echi letterari
fortemente personalizzati, per es. da Dante riprende
il linguaggio dell’Inferno in rapporto alla guerra.
Termini aspri (sterpi, petraia), ma anche espressioni
tipo: “lago del cuore” “d’orror
la testa cinta”;da Pascoli la precisione positivistica
della nominazione; da D’annunzio la metrica e
preziosismi come “scaglie di mare”.
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