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Lettura di Montale - Anna Borgini

La poesia pura e Montale - Alla base di tutte le poetiche del ‘900 c’è un irrazionalismo esistenziale, che può diventare una chiusura anche formale, come nel classicismo di Cardarelli, oppure parola che dal piano logico passa a quello evocativo. L’analogia come rivelazione metafisica è così chiarita da Ungaretti:
“Il poeta d’oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza filo” “ …trapassi bruschi dalla realtà al sogno, uso ambiguo di parole…trasporto inopinato dal soggetto all’oggetto” …“io ho da dare questo: come posso farlo con il numero minore di parole, anzi con quell’unica parola che lo esprima nel modo più completo possibile?”gli elementi caratteristici prima del simbolismo, poi dell’ermetismo Si tratta di trovare “l’approssimazione meno precisa” alla verità assoluta (Luperini e del surrealismo:assenza dell’articolo, uso vago del plurale per il singolare, presenza dell’astratto, sintassi nominale, accostamenti arditi di aggettivo e sostantivo, si riscontrano parzialmente in Montale, per esempio la sintassi nominale, che diviene elencazione ellittica.


Le analogie dell’allegria sono talvolta espressionistiche: corolla di tenebre, È il mio cuore il paese più straziato, con una identificazione analogica; oppure, con una giustapposizione: “morte arido fiume”.
La poesia Bosco Cappuccio è tutta basata sulla metafora trasposizione dal bosco al caffè. L’isola è forse la trasposizione analogica, con l’ambiguità tipica di tutta la poesia contemporanea, del vagabondare del poeta da Roma a Tivoli.
Una metafora assoluta è la poesia Soldati, in cui l’espressione “si sta / come d’autunno / sugli alberi / le foglie “ è una similitudine circolare col massimo di frantumazione e compressione strofica.





Confrontandola col mottetto di Montale Addii, fischi nel buio... si può invece notare come qui la breve struttura sia dilatata dagli enjambement e dalla aggettivazione ossimorica (“orrida e fedele cadenza”).
Montale afferma: “se per poesia pura si intende quella di estrazione mallarmeiana io non appartengo a quella corrente”. Infatti alla analogia preferisce l’allegoria, l’emblema, il discorso a chiave, segnando la morte della metafisica simbolista, soprattutto nell’ultima produzione, di fronte alla mercificazione ed alla massificazione contemporanee: “Forse gli automi hanno ragione. Come appaiono dai corridoi, murati! “ (da Addii).
Contini afferma che la difficoltà a far riassorbire Montale nell’ Ermetismo deriva dal fatto che in lui: 1) la sensazione non è un primum come in Baudelaire, 2) la categoria del ricordo è insufficiente, 3) c’è una interdipendenza di poesia e non poesia, 4) quando c’è l’analogia non è il contatto da cui scocca la scintilla poetica, in quanto il primum è sempre il significato e non il significante.


Nella Bufera si ha addirittura sovrapposizione allegorica.
Per Montale la poesia è un compromesso fra “suono e significato”, cosa che è stata dimenticata dalla poesia pura. Il decadentismo comprende per M. “anche la poesia che attraverso l’approfondimento dei valori musicali tenta di giustificare … quelle parti grigie, quel tessuto connettivo, quel cemento strutturale razionale che i poeti puri respingono” (1946). La sua si potrebbe definire poesia impura, che assume un atteggiamento criticamente attivo di fronte alla situazione storica e alla tradizione letteraria.
L’asse di Montale è quello di Pascoli – Corazzini (“io non sono un poeta”) – Gozzano, alla cui distensione narrativa oppone però un discorso per illuminazioni distinte, con una sintassi basata sulla designazione ellittica: parole – occasioni – oggetti; attraverso l’emblema esce dall’esperienza crepuscolare e simbolista (Saggio “Gozzano dopo trent’anni”). Del resto il punto di partenza era stato per lui l’espressionismo ligure: Ceccardi, Rebora e Vociani (poesia = etica) ed un linguaggio che coglie la dimensione simbolica nel paesaggio ligure, pietroso, luogo di conoscenza negativa.
La crisi del concetto di realtà è tradotta in lingua attraverso la allegorizzazione, es.nella poesia Arsenio, chiave del passaggio da Ossi a Occasioni, che rappresenta lo scacco del tentativo di fuggire dalla prigionia. Uso, inoltre, dell’ “aenigma”, un procedimento di doppia denotazione, diverso dalla analogia post-simbolista, in cui le distanze fra due elementi vengono annullate dalla parola rivelatrice.
L’allegoria e il concetto di “balbuzie” rimarranno costanti fino all’ultima poesia: Diario del ‘71 (La lingua di Dio).
“Certo meglio che nulla siamo / noi fermi alla balbuzie. E guai se un giorno / le voci si sciogliessero. Il linguaggio / sia il nulla o non lo sia / ha le sue astuzie”.


Si chiude così il ciclo rispetto a Non chiederci la parola.
Un motivo centrale di Le occasioni (‘28 - ‘39) è la donna, essere umano e angelicale (Dante).
Compare anche la storia, attraverso personaggi come Dora Markus o Gerti, figure tormentate, forse ebree costrette all’esilio. L’ambiguità è costante in quanto la pretesa verità è già tutta nel testo: la poesia di M. non è autobiografica ( non serve a nulla identificare questa o quella donna perché nella mia poesia il Tu è istituzionale afferma in una lettera a Silvio Guarnieri). Nei Mottetti compare il senhal di Clizia, che si rivelerà ne La bufera, mediatrice e visiting angel (Marchese) fra un mondo estraneo ed un sovramondo enigmatico.
Vi sono due campi semantici: la luce della donna ed il buio e fuoco esterni (storia, guerra). In La Bufera e Altro (‘40 - ‘ 54) si ha uno sviluppo della religiosità montaliana e della missione soterica della donna, che deve incontrarsi con la morte per portare salvezza: si veda la poesia Iride perché l’opera sua (che nella tua / si trasforma) dev’esser continuata . Interessante il passaggio dalle prime negazioni alla convinzione della impossibilità di trovare delle spiegazioni: anche i simboli religiosi sono correlativi. Dal il filo di pietà a cui si abbeverano i porcospini di Notizie dall’Amiata ( Le Occasioni ) alla problematicità degli ultimi versi di La primavera hitleriana alla polisemia di Il sogno del prigioniero : ( L’attesa è lunga / il mio sogno di te non è finito), fino al rifiuto di ogni ideologia in Piccolo testamento (non è lume di chiesa o d’officina / che alimenti / chierico rosso, o nero. Da questo pessimismo critico leopardiano, che ha valore costruttivo, non si allontanerà più : da Diario del ‘71 , Il positivo: Se qualcosa ci resta, appena un si/diciamolo, anche se con occhi chiusi
Tale atteggiamento si può contrapporre allo sperimentalismo anche contenutisticamente negativo di tanti scritti contemporanei, ma anche al buonismo letterario.


Satura e l’ultimo Montale- La situazione storica dopo la liberazione è un “ossimoro permanente”, (es. “morte che vive” in Notizie dall’Amiata), a cui Montale oppone ancora la sua “balbuzie”. In questa pessimistica lettura della storia, la gnoseologia è tornata ad essere quella dell’iniziale Non chiederci la parola. Così in Diario del ‘71 e del ‘72. Quaderno di 4 anni (1977) e altri versi, Diario postumo 1991 e ‘96.
Crolla l’etica laica della tradizione borghese, nel consumismo degli oggetti-rifiuto travolti dalle acque. Montale rifiuta lo spreco e la mercificazione delle parole. La nuova realtà della tecnica e dell’automatismo richiede una risposta immediata, una riflessione morale e psicologica in stile “comico” o diaristico (come la poesia per Mosca).
L’ironia nasce dal fatto che nostro tempo non può promettere niente, occorre solo puntare sulla coscienza, “stare fermi” ed attendere, ma senza disperazione con umana pietà. “essere vivi e basta / non è impresa da poco” (Il trionfo della spazzatura). Dopo questo excursus vorrei puntualizzare, appunto secondo una linea “oggettiva”(Luti) il senso del correlativo ed il rapporto con Eliot. Sia E. che M. hanno una poesia “inguaribilmente semantica”.


Montale afferma che dopo Baudelaire (poeta prediletto da E.) la poesia aveva “tagliato tutti i ponti con l’intelletto”. Respingono l’arte di Mallarmé e dello orfismo estetizzante. La poetica simbolista mirava ad un meta-linguaggio: allora Eliot ricorre alla teoria del “correlativo oggettivo”, per cui il poeta comunica con il lettore non direttamente, bensì creando degli “objective correlatives”: invece di raccontare ciò che sente e pensa, mostra oggetti o insiemi di oggetti associati a determinate esperienze, giungendo a versi densi, energici ed oscuri, specialmente nei Four Quartets.
Montale si esprime attraverso gli oggetti già nelle elencazioni ellittiche degli Ossi: espressione del leopardiano male di vivere sono il ciottolo roso espulso dalla fiumana del vivere (Eliot: simboli della roccia e dell’acqua in What the thunder said) come i cocci di Meriggiare; ma è con Le occasioni, nella dedica del 1946, che Montale chiarisce che col correlativo il poeta esprime “la passione diventata cosa”, “l’oggetto tacendo l’occasione spinta”. In tal modo si rompe l’autonomia egocentrica del soggetto, affidando a testimonianze oggettive l’intuizione dell’inganno del mondo come rappresentazione.
Montale afferma però che in Eliot il traslato è più intenzionale, mentre in lui avviene “inconsapevolmente”; dall’immagine reale fiorisce una ricchezza simbolica, come dall’immagine della donna, correlata col piumino della cipria, colla cappelliera, cogli amuleti significanti della sua esistenza, fino alla vera e propria allegoria, colla trasformazione della donna stessa (Clizia) in angelo.


Col correlativo esce dalla esperienza crepuscolare e simbolista in quanto l’evento diviene oggetto, da Vecchi versi (Le Occasioni): e fu per sempre / con le cose che chiudono in un giro / sicuro come il giorno.
La metrica di Montale è condizionata sempre da una decisione semantica, fino alla gnomica dell’ultima poesia. Per esempio le giunture sintattiche di L’anguilla, con ricupero degli endecasillabi e dei settenari significano anche il ricupero della tradizione, in una poesia impura in cui il significato condiziona il ritmo.
Negli Ossi c’è concretezza, termini precisi e insieme rari; sensazioni espresse con verbi di movimento. Uso di prefissi e suffissi per formare neologismi tipo: infoltarsi, dispiumare, lameggiare, sfrigolio.
Dalla energia degli Ossi passa ad una poetica più metafisica in Le Occasioni, con cui maggiormente si avvicina al clima ermetico, contrapponendo alla indecenza del Fascismo un linguaggio aristocratico.
Riguardo alla rima, in Satura Montale afferma che “Il poeta decente le allontana / le nasconde, bara, tenta / il contrabbando”. Lo sprung – rhytm (altro riferimento Eliotiano), ritmo molleggiato, con monosillabi, elisioni, cesure corrisponde ad una volontà non rassegnata.


La sintassi alterna poesie brevi a struttura chiusa, tipo Meriggiare o i Mottetti, oppure lunghe a struttura aperta, come L’anguilla. Prevale la subordinazione, con proposizioni. ipotetiche: “Forse…”. Anche qui si può fare un parallelo collo “stream of consciousness” di Eliot.
Riguardo al lessico è il più ricco e plurilinguistico che si possa trovare nel ‘900: parole rare, dialettismi, (arremba, muraglia, anche lombardismi nel linguaggio comune di Satura). Terminologia musicale (in Corno inglese: farandola; furlana). Anglismi (Eastbourne) ed anche ironiche creazioni personali (hellish fly = Mosca).
Montale è indubbiamente ricco di echi letterari fortemente personalizzati, per es. da Dante riprende il linguaggio dell’Inferno in rapporto alla guerra. Termini aspri (sterpi, petraia), ma anche espressioni tipo: “lago del cuore” “d’orror la testa cinta”;da Pascoli la precisione positivistica della nominazione; da D’annunzio la metrica e preziosismi come “scaglie di mare”.


La poesia pura e Montale - Alla base di tutte le poetiche del ‘900 c’è un irrazionalismo esistenziale, che può diventare una chiusura anche formale, come nel classicismo di Cardarelli, oppure parola che dal piano logico passa a quello evocativo. L’analogia come rivelazione metafisica è così chiarita da Ungaretti:
“Il poeta d’oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza filo” “ …trapassi bruschi dalla realtà al sogno, uso ambiguo di parole… trasporto inopinato dal soggetto all’oggetto” … “io ho da dare questo: come posso farlo con il numero minore di parole, anzi con quell’unica parola che lo esprima nel modo più completo possibile?”gli elementi caratteristici prima del simbolismo, poi dell’ermetismo Si tratta di trovare “l’approssimazione meno precisa” alla verità assoluta (Luperini e del surrealismo:assenza dell’articolo, uso vago del plurale per il singolare, presenza dell’astratto, sintassi nominale, accostamenti arditi di aggettivo e sostantivo, si riscontrano parzialmente in Montale, per esempio la sintassi nominale, che diviene elencazione ellittica.


Le analogie dell’allegria sono talvolta espressionistiche: corolla di tenebre, È il mio cuore il paese più straziato, con una identificazione analogica; oppure, con una giustapposizione: “morte arido fiume”.
La poesia Bosco Cappuccio è tutta basata sulla metafora trasposizione dal bosco al caffè. L’isola è forse la trasposizione analogica, con l’ambiguità tipica di tutta la poesia contemporanea, del vagabondare del poeta da Roma a Tivoli.
Una metafora assoluta è la poesia Soldati, in cui l’espressione “si sta / come d’autunno / sugli alberi / le foglie “ è una similitudine circolare col massimo di frantumazione e compressione strofica.
Confrontandola col mottetto di Montale Addii, fischi nel buio... si può invece notare come qui la breve struttura sia dilatata dagli enjambement e dalla aggettivazione ossimorica (“orrida e fedele cadenza”).
Montale afferma: “se per poesia pura si intende quella di estrazione mallarmeiana io non appartengo a quella corrente”. Infatti alla analogia preferisce l’allegoria, l’emblema, il discorso a chiave, segnando la morte della metafisica simbolista, soprattutto nell’ultima produzione, di fronte alla mercificazione ed alla massificazione contemporanee: “Forse gli automi hanno ragione. Come appaiono dai corridoi, murati! “ (da Addii).
Contini afferma che la difficoltà a far riassorbire Montale nell’ Ermetismo deriva dal fatto che in lui: 1) la sensazione non è un primum come in Baudelaire, 2) la categoria del ricordo è insufficiente, 3) c’è una interdipendenza di poesia e non poesia, 4) quando c’è l’analogia non è il contatto da cui scocca la scintilla poetica, in quanto il primum è sempre il significato e non il significante.


Nella Bufera si ha addirittura sovrapposizione allegorica.
Per Montale la poesia è un compromesso fra “suono e significato”, cosa che è stata dimenticata dalla poesia pura. Il decadentismo comprende per M. “anche la poesia che attraverso l’approfondimento dei valori musicali tenta di giustificare … quelle parti grigie, quel tessuto connettivo, quel cemento strutturale razionale che i poeti puri respingono” (1946). La sua si potrebbe definire poesia impura, che assume un atteggiamento criticamente attivo di fronte alla situazione storica e alla tradizione letteraria.
L’asse di Montale è quello di Pascoli – Corazzini (“io non sono un poeta”) – Gozzano, alla cui distensione narrativa oppone però un discorso per illuminazioni distinte, con una sintassi basata sulla designazione ellittica: parole – occasioni – oggetti; attraverso l’emblema esce dall’esperienza crepuscolare e simbolista (Saggio “Gozzano dopo trent’anni”). Del resto il punto di partenza era stato per lui l’espressionismo ligure: Ceccardi, Rebora e Vociani (poesia = etica) ed un linguaggio che coglie la dimensione simbolica nel paesaggio ligure, pietroso, luogo di conoscenza negativa.
La crisi del concetto di realtà è tradotta in lingua attraverso la allegorizzazione, es.nella poesia Arsenio, chiave del passaggio da Ossi a Occasioni, che rappresenta lo scacco del tentativo di fuggire dalla prigionia. Uso, inoltre, dell’ “aenigma”, un procedimento di doppia denotazione, diverso dalla analogia post-simbolista, in cui le distanze fra due elementi vengono annullate dalla parola rivelatrice.


L’allegoria e il concetto di “balbuzie” rimarranno costanti fino all’ultima poesia: Diario del ‘71 (La lingua di Dio).
“Certo meglio che nulla siamo / noi fermi alla balbuzie. E guai se un giorno / le voci si sciogliessero. Il linguaggio / sia il nulla o non lo sia / ha le sue astuzie”.
Si chiude così il ciclo rispetto a Non chiederci la parola.
Un motivo centrale di Le occasioni (‘28 - ‘39) è la donna, essere umano e angelicale (Dante).
Compare anche la storia, attraverso personaggi come Dora Markus o Gerti, figure tormentate, forse ebree costrette all’esilio. L’ambiguità è costante in quanto la pretesa verità è già tutta nel testo: la poesia di M. non è autobiografica ( non serve a nulla identificare questa o quella donna perché nella mia poesia il Tu è istituzionale afferma in una lettera a Silvio Guarnieri). Nei Mottetti compare il senhal di Clizia, che si rivelerà ne La bufera, mediatrice e visiting angel (Marchese) fra un mondo estraneo ed un sovramondo enigmatico.


Vi sono due campi semantici: la luce della donna ed il buio e fuoco esterni (storia, guerra). In La Bufera e Altro (‘40 - ‘ 54) si ha uno sviluppo della religiosità montaliana e della missione soterica della donna, che deve incontrarsi con la morte per portare salvezza: si veda la poesia Iride perché l’opera sua (che nella tua / si trasforma) dev’esser continuata . Interessante il passaggio dalle prime negazioni alla convinzione della impossibilità di trovare delle spiegazioni: anche i simboli religiosi sono correlativi. Dal il filo di pietà a cui si abbeverano i porcospini di Notizie dall’Amiata ( Le Occasioni ) alla problematicità degli ultimi versi di La primavera hitleriana alla polisemia di Il sogno del prigioniero : ( L’attesa è lunga / il mio sogno di te non è finito), fino al rifiuto di ogni ideologia in Piccolo testamento (non è lume di chiesa o d’officina / che alimenti / chierico rosso, o nero. Da questo pessimismo critico leopardiano, che ha valore costruttivo, non si allontanerà più : da Diario del ‘71 , Il positivo: Se qualcosa ci resta, appena un si/diciamolo, anche se con occhi chiusi
Tale atteggiamento si può contrapporre allo sperimentalismo anche contenutisticamente negativo di tanti scritti contemporanei, ma anche al buonismo letterario.


Satura e l’ultimo Montale- La situazione storica dopo la liberazione è un “ossimoro permanente”, (es. “morte che vive” in Notizie dall’Amiata), a cui Montale oppone ancora la sua “balbuzie”. In questa pessimistica lettura della storia, la gnoseologia è tornata ad essere quella dell’iniziale Non chiederci la parola. Così in Diario del ‘71 e del ‘72. Quaderno di 4 anni (1977) e altri versi, Diario postumo 1991 e ‘96.
Crolla l’etica laica della tradizione borghese, nel consumismo degli oggetti-rifiuto travolti dalle acque. Montale rifiuta lo spreco e la mercificazione delle parole. La nuova realtà della tecnica e dell’automatismo richiede una risposta immediata, una riflessione morale e psicologica in stile “comico” o diaristico (come la poesia per Mosca).
L’ironia nasce dal fatto che nostro tempo non può promettere niente, occorre solo puntare sulla coscienza, “stare fermi” ed attendere, ma senza disperazione con umana pietà. “essere vivi e basta / non è impresa da poco” (Il trionfo della spazzatura). Dopo questo excursus vorrei puntualizzare, appunto secondo una linea “oggettiva”(Luti) il senso del correlativo ed il rapporto con Eliot. Sia E. che M. hanno una poesia “inguaribilmente semantica”.
Montale afferma che dopo Baudelaire (poeta prediletto da E.) la poesia aveva “tagliato tutti i ponti con l’intelletto”. Respingono l’arte di Mallarmé e dello orfismo estetizzante. La poetica simbolista mirava ad un meta-linguaggio: allora Eliot ricorre alla teoria del “correlativo oggettivo”, per cui il poeta comunica con il lettore non direttamente, bensì creando degli “objective correlatives”: invece di raccontare ciò che sente e pensa, mostra oggetti o insiemi di oggetti associati a determinate esperienze, giungendo a versi densi, energici ed oscuri, specialmente nei Four Quartets.


Montale si esprime attraverso gli oggetti già nelle elencazioni ellittiche degli Ossi: espressione del leopardiano male di vivere sono il ciottolo roso espulso dalla fiumana del vivere (Eliot: simboli della roccia e dell’acqua in What the thunder said) come i cocci di Meriggiare; ma è con Le occasioni, nella dedica del 1946, che Montale chiarisce che col correlativo il poeta esprime “la passione diventata cosa”, “l’oggetto tacendo l’occasione spinta”. In tal modo si rompe l’autonomia egocentrica del soggetto, affidando a testimonianze oggettive l’intuizione dell’inganno del mondo come rappresentazione.
Montale afferma però che in Eliot il traslato è più intenzionale, mentre in lui avviene “inconsapevolmente”; dall’immagine reale fiorisce una ricchezza simbolica, come dall’immagine della donna, correlata col piumino della cipria, colla cappelliera, cogli amuleti significanti della sua esistenza, fino alla vera e propria allegoria, colla trasformazione della donna stessa (Clizia) in angelo.


Col correlativo esce dalla esperienza crepuscolare e simbolista in quanto l’evento diviene oggetto, da Vecchi versi (Le Occasioni): e fu per sempre / con le cose che chiudono in un giro / sicuro come il giorno.
La metrica di Montale è condizionata sempre da una decisione semantica, fino alla gnomica dell’ultima poesia. Per esempio le giunture sintattiche di L’anguilla, con ricupero degli endecasillabi e dei settenari significano anche il ricupero della tradizione, in una poesia impura in cui il significato condiziona il ritmo.
Negli Ossi c’è concretezza, termini precisi e insieme rari; sensazioni espresse con verbi di movimento. Uso di prefissi e suffissi per formare neologismi tipo: infoltarsi, dispiumare, lameggiare, sfrigolio.
Dalla energia degli Ossi passa ad una poetica più metafisica in Le Occasioni, con cui maggiormente si avvicina al clima ermetico, contrapponendo alla indecenza del Fascismo un linguaggio aristocratico.
Riguardo alla rima, in Satura Montale afferma che “Il poeta decente le allontana / le nasconde, bara, tenta / il contrabbando”. Lo sprung – rhytm (altro riferimento Eliotiano), ritmo molleggiato, con monosillabi, elisioni, cesure corrisponde ad una volontà non rassegnata.


La sintassi alterna poesie brevi a struttura chiusa, tipo Meriggiare o i Mottetti, oppure lunghe a struttura aperta, come L’anguilla. Prevale la subordinazione, con proposizioni. ipotetiche: “Forse…”. Anche qui si può fare un parallelo collo “stream of consciousness” di Eliot.


Riguardo al lessico è il più ricco e plurilinguistico che si possa trovare nel ‘900: parole rare, dialettismi, (arremba, muraglia, anche lombardismi nel linguaggio comune di Satura). Terminologia musicale (in Corno inglese: farandola; furlana). Anglismi (Eastbourne) ed anche ironiche creazioni personali (hellish fly = Mosca).
Montale è indubbiamente ricco di echi letterari fortemente personalizzati, per es. da Dante riprende il linguaggio dell’Inferno in rapporto alla guerra. Termini aspri (sterpi, petraia), ma anche espressioni tipo: “lago del cuore” “d’orror la testa cinta”;da Pascoli la precisione positivistica della nominazione; da D’annunzio la metrica e preziosismi come “scaglie di mare”.