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Rosanna Salvadori, è nata a Firenze, dove risiede attualmente. Si è laureata in Lettere all'Università della sua città. Dopo aver lavorato per lunghi anni nella scuola come docente e come Capo d'Istituto, ha operato nel settore finanziario. Ha pubblicato Estro-verso cielo per le edizioni Polistampa nel 1996.
Fa parte dell’associazione Novecento Poesia – Centro di studi e documentazione.

LO SPERIMENTALISMO E L'INCANTAMENTO IN ROSANNA SALVADORI

Rosanna Salvadori, in Estro-verso cielo che è la sua opera prima, si propone come voce nuova, capace di notevoli introspezioni e di scandite strutture poetiche in cui prevalgono l' ambiguità ludica, gli intarsi plurilinguistici ed una metaforizzazione sofferta ed offerta anche informa di endiadi.
In effetti, già dal testo introduttivo, che ha anche funzione di poetica ed in cui si definisce la poesia
un'effimera armonia, abbiamo sintetizzati molti di questi elementi nel plurivalente e metamorfico binomio "ninfe/ninfee" campeggianti sulla carta algida("fredda neve").
Continuamente tesa alla ricerca dell' angelo, del doppio, la poetessa affronta il suo limbo in tutti gli aspetti più cruciati e cruciali e lo esprime, di testo in testo con voce interrotta ed inquieta, come di chi ne esca dolorosamente, traversandolo.
Derivano da ciò percorsi linguistici (morfosintattici,si direbbe) che conducono ad itinerari icastici (la notte insonne, la casa interiorizzata, il filo amaro/amato delle amicizie, etc.) le cui stazioni -
strutturate con perizia -sono le singole poesie.



Se i fonemi sono per la poesia come i colori per la pittura, allora le sciarade ( già nel titolo dell'opera), le aferesi, gli anagrammi, le allitterazioni testimoniano di un senso fortemente cromatico che ricorda il gusto innovativo dei vociani e particolarmente di Clemente Rebora, anche per quella ricomposizione interna prima etica che estetica e che chiede dunque le parole proprie del pensiero poetante.
Non manca in Rosanna Salvadori la figura dell'uomo-ponte, di tradizione nietzscheana, teso sul filo diun acrobatico equilibrio. Di fatto, la bellissima endiadi "il filo e la paura" ( da Sul filo) potrebbe avere per questa opera la valenza di un sigillo.


Si diceva di Rebora, delle "armonie effimere", allimite della disarmonia, e non a caso la poetessa afferma "il disaccordo mi è vitale" perche il caos della vita produce esperienza conoscitiva e presiede alI' armonia del versus.
Oltre all' ipotesi dei fon~mi-colori si può parlare del rapporto fra la vita ( dionisiaca e dunque connessa alla danza ed alla musica) e I' arte ( apollinea, connessa all' armonia della scultura). Infatti, in Brancusi la poetessa apre con I' incipit "Scriverò una scultura di Brancusi" e conclude "Non vedrò le sculture di Brancusi".
In questa poesia, particolarmente, il lavoro ludico si configura in ambito futurista-visivo con pienezza di senso poiché le “simultaneità" risultano ossimoriche (mentecuore, sognovita, gelocalore, pugnodita).
AlI' opposto, quando i testi si piegano al lirico le immagini si aggregano secondo i canoni del surrealismo. Ad un' apertura lirica (Bollicine frizzanti nellagola/mi danno il gusto della vita nuova) risponde una chiusura divaricata (l'impronta d'un macigoo/secca la gola ed è ancora inverno. In Contrasti). Un testo che sottolinea in modo magistrale lo spleen della donna che non accetta la sua condizione coattiva è Inutile decrescendo dove al decrescendo del verso
corrisponde il ricadere di una piuma spolverata su uno stesso "mobile nero" .Qui il lavoro femminile” ha il senso amaro e divertito di una nemesi ciclica di quel limbo di cui scrivevamo all'inizio.


È chiaro, perciò, che Rosanna Salvadori fonda la sua scrittura anche sulla sua cultura, ha ben" chiaro in cosa consista il "pensIero divergente, quanto inquieti e quanto salvi, tanto che riesce ad affrontare con felice sintesi la composizione dell' haiku che non "nasce dal logos, ma dal pensiero zen che richiede una particolare "capacità di introspezione" sottolineata in apertura a questa nota.
Nella seconda parte del libro la poetessa si pone in questione per intero, trascorre dalla poetica delle
cose e della natura al rapporto tra il profondo ed il quotidiano. Qui gli anni e gli inganni si fanno più scoperti ed il linguaggio da metaforico diviene allegorico, quasi barocco: "gazza mi sento ladra d'obbiettivi/svolazzo abbacinata senza meta/mentre chel'oro m'attrae com'è norma/soltanto il canto (forse) avrò per cibo”.
Come il sintagma precedente "il filo e la paura", "soltanto il canto" è un altro sigillo, una presa di coscienza di soglia tra I' avere e I' essere. D' altronde, la poetessa chiude il testo (La gazza nel canto) con questa consapevolezza (con passo incerto valico la soglia/fino al canto).


Da questa presa di coscienza emergono alcuni epigrammi o flashes di grande eleganza, veri e propri
monili dell' oltre metamorfico che apre all' iconicità apollinea (le gemme all'ombra delle foglie/han occhiali scuri), al deserto e ad una segreta, larica sensualità (L'ansia segreta d'un geranio rosa…//s'appagherà dell 'insipide gocce/di panni sciorinati.), (sul cotto pavimento d'Impruneta/s'allunga morbido un caldo tappeto; inteso come persiano e/o gatto).
Il "correlativo oggettivo" diviene più esistenzialista, riproponendo "il male di vivere" , in Flora, Fauna e Minerali (L' erba gramigna alligna fra le viti/linfa vita le succhia senza posa/della mente/ti lacera le dita).
"Sempre il male di vivere ho incontrato" scrisse Montale, ricordando Leopardi.
Ma varie sono le forme strofiche, dal versetto alla ballata che confermano I' eclettismo sperimentale
della ricerca salvadoriana.


Si pensava infatti, con I' autrice, di titolare il volume Il pensiero della cosa, a conferma di questa componente attestata sul significante, ma abbiamo poi preferito all'intro-verso corpo la sua più inquietante e liberante proiezione: Estro-verso cielo; e tuttavia in questa forbice divaricata Rosanna Salvadori coltiva le sue ninfe-ninfee e lascia che le sue isbe si scongelino. E con queste due metafore delle emozioni contrappuntistiche affidate alle effimere armonie del verso chiudiamo la nostra breve premessa lasciandoal lettore la sorpresa di riscoprire, anche in Rosanna Salvadori, la poetica dell 'incantamento che il Novecento ha attinto dallo Stilnuovo e da Dante.
Un incantamento sofferto e, proprio per questo, più apprezzabile che -per dire col verso della canzone di Battisti: Tu chiamale, se vuoi, emozioni -si apre ad un interno, intenso dialogo.

Franco Manescalchi, Firenze, 7 gennaio 1996





DA “ESTRO-VERSO CIELO” (EDIZIONI POLISTAMPA)


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